INTERVISTA Michelangelo De Angelis
Grazie a Michelangelo De Angelis che
ha deciso di rispondere alle mie domande.
1) Ho
letto entrambi i tuoi libri e mi hanno emozionata molto. In Prima che tu lo
sappia ho percepito, però, una maggiore maturità di scrittura e profondità di
sentimenti. È solo una mia impressione?
Non è solo
una tua impressione, e te ne sono grato. È probabile che scrivere Il ragazzo
che non aveva le parole mi abbia formato come autore. Quando ho iniziato Prima
che tu lo sappia avevo già un bagaglio di esperienza alle spalle, e credo
si senta. La scrittura è un muscolo: più lo alleni, più diventa preciso.
2) Lina
mi ha conquistata: la sua fragilità e la sua forza, il suo coraggio e la sua
determinazione mi hanno davvero commossa. E, poi molto bello il rapporto con il
padre e con le amiche di sempre. Quanto la famiglia e gli amici possono essere
determinanti secondo te?
Nella mia
vita, famiglia e amici sono pilastri reali, non metafore. Ho un rapporto
viscerale con entrambi. Senza di loro avrei faticato a superare i momenti più
difficili. Quando ho perso mio padre l'anno scorso, arrivare alla sera era già
un traguardo. Gli amici storici, quelli che porto dall'infanzia e
dall'adolescenza, sono per me fratelli e sorelle. In questo, Lina mi somiglia
molto: piena di fragilità, ma capace di reagire e di lottare per quello che
vuole.
3) Potente
e densa di significato è la visita di Lina ad Amman, un Paese che vuole coprire
quel corpo che Lina ha faticato a mostrare al mondo. Hai scelto la nazionalità
di Tariq per concentrare l’attenzione su questo aspetto, oppure non era questa
la tua intenzione?
Mi piaceva
l'idea di costruire un sottotesto alla trama principale. Le dinamiche
interculturali mi affascinano profondamente, e amavo il contrasto tra la lotta
di Lina per costruire il suo corpo e il tentativo di una cultura diversa di
volerlo coprire. La Giordania è nata da un amore reale per Amman, una città che
mi ha rubato il cuore. Tengo però a sottolineare che non tutte le famiglie
giordane sono come quella di Tariq. È un Paese di contrasti meravigliosi, in
cui tradizione e apertura convivono spesso sotto lo stesso tetto.
4) “L’amore
vero è quello che sceglie di restare”. Alla fine, l’amore basta?
Amo credere
che esista un amore assoluto, capace di superare qualsiasi confine: geografico,
culturale, sociale, psicologico. Una lettrice me lo ha descritto perfettamente:
«Un amore che non chiede permesso, un amore che esiste e basta.» Forse è
un'illusione. Ma l'amore che Tariq prova per Lina è un'illusione meravigliosa.
Lasciate che la viva.
5) Da
cosa prendi ispirazione per i tuoi romanzi?
Sicuramente
dal vissuto, come credo accada a ogni autore. Ma sono anche un lettore vorace,
e le pagine che ho amato nel tempo hanno lasciato tracce ovunque nella mia
scrittura, spesso senza che me ne accorga.
6) Qual
è il messaggio che vorresti restasse ai lettori attraverso i tuoi libri?
Vorrei che
fosse semplice: la vita è troppo breve per permettere che non sia quella che
desideriamo. Lina non lo ha permesso. Ha lottato per costruire la vita che
meritava, senza fermarsi al dolore, senza fermarsi allo scherzo che la natura
le aveva giocato. Sé stessa se l'è presa tutta. Vorrei che tutti noi avessimo
chiaro questo concetto, anche quando non è semplice ricordarselo.

Commenti
Posta un commento