Come un taglio nel vetro di Giusi Russo Edizioni Clandestine
TRAMA
Nella degradata
periferia di Borgo Venturi, si incontrano le esistenze di due bambine, Anna e
Lucia, anime segnate da un passato di perdite e di abbandoni. Anna, fragile e
geniale, coltiva la musica come unica via di salvezza. Lucia porta dentro di sé
il senso di colpa per la morte della sorella gemella. Tra recupero memoriale e
sguardo proteso su un presente di povertà e degrado, si dipana così la storia
di un'amicizia simbiotica, potente ma irrimediabilmente graffiato dal senso di
colpa. Un romanzo di formazione e memoria, che attraversa gli anni '70 in una
Sicilia periferica, selvaggia e mitica, dove l'amore si fa ferita e l'essere sé
stessi è un intimo campo di battaglia.
RECENSIONE
<<Quanto ci vuole secondo te per
arrivare lontano?>>
<<Quanto lontano, Anna?>>
<<Intendo lontano, lontano, lontano.
Tre volte lontano>>.
Sicilia. Borgo Venturi. Anni ’70. Anna non ha una
famiglia, è un’orfana cresciuta in un istituto dalle suore, con solo la musica
a darle conforto. Poi, si realizza un desiderio sopito nel cuore, ma forse mai
davvero espresso: una famiglia decide di adottarla. I Salerno: padre, madre e
una figlia, Lucia, della sua stessa età.
Dopo un’iniziale diffidenza, Anna e Lucia sviluppano
un rapporto molto stretto, quasi simbiotico, accomunate dal vuoto che le
accompagna. Anna, per la mancanza dell’amore di una famiglia e Lucia per il
senso di colpa per la morte della sorella gemella. Il loro è un rapporto di
affetto ma anche di sostegno reciproco, in un contesto in cui non sono veramente
amate e accettate.
E, così, per Anna la nuova famiglia si rivela solo un
sogno infranto, ma neanche per Lucia i Salerno riescono ad essere un nucleo
accogliente e protettivo. E mentre le due ragazze cercano di trovare la loro
strada, ciascuna a suo modo, il loro legame, apparentemente solido, rivelerà
ben presto le sue incrinature.
Proprio come un taglio nel vetro che, all’inizio, non
è altro che una sottile incrinatura ma, poi, a poco a poco cede, rivelando
tutto. Come le ferite che non sanguinano ma restano, vive e aperte.
E la scrittura dell’autrice è come quel vetro,
limpida, perché non vuole nascondere ma rivelare tutte le crepe e le
increspature. L’intento non è commuovere né giustificare, ma raccontare di femminilità
fragili, sofferte, violate eppure resistenti e fiere. E di ricerca della
propria identità e voglia di riscatto.
Così anche i luoghi prendono vita e diventano parte
integrante della storia. Qui il luogo è la periferia degradata di Borgo Venturi
che non si limita a fare da cornice, ma diventa corpo vivo che ingloba,
condiziona e non offre redenzione ai suoi sfortunati abitanti.
La storia di Anna e Lucia è per chi non ha paura di immergersi
nell’universo interiore dei personaggi e per chi ama una prosa ricercata, quai
lirica. Una storia che resta dentro anche dopo aver chiuso il libro.

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