I tuoi baci son frizzanti con un retrogusto di boh di Stefano Bettini

TRAMA

Non avrebbe dovuto esistere, questa storia.

O forse sì — ma solo come certi sogni che al mattino si dissolvono lasciando una domanda stupida e sincera: "Cosa diavolo ho mangiato ieri sera?"

E invece no. Questo sogno ha insistito.

Una domenica a tavola. Uno zio con tre dita di Cognac in corpo.

È una cena come tante, tovaglia plastificata con i limoni, riscaldamento al massimo, profumo d'arrosto. Poi arriva lo Zio Mario — un uomo piccolo, con le mani in tasca e l'aria di chi ha fatto la guerra, anche se ha solo perso due denti in una rissa a Riccione nel '78 — e con la voce impastata lancia una rivelazione: una trisavola di famiglia che si chiamava Merlin. Parigina. Discendente di un capitano bretone. Con una lettera sigillata da una ceralacca rossa e un simbolo strano.

Una piuma intrecciata a un'ancora.

Lo stesso simbolo di un ciondolo trovato da bambino e dimenticato.

Da quel momento, non c'è più pace.

Da Milano a Parigi. Con volo low-cost alle cinque e mezza.

Lui — commerciale di professione, scettico di vocazione, ironico per sopravvivenza — non è il tipo da grandi slanci romantici. Eppure si ritrova in rue des Quatre Vents, davanti a una libreria stretta e misteriosa: Les Mots Perdus. Le parole perdute. Dove una donna dai capelli bianchi lo guarda come se lo conoscesse da sempre.

E tutto comincia davvero.

Saint-Malo: mura di pietra, vento di mare, e suore della nebbia.

La decappottabile di Madeleine taglia la strada verso la Bretagna. Saint-Malo accoglie il protagonista con la sua "eleganza salmastra": la città corsara, le scogliere, l'hotel con vista sul porto — e una receptionist dai capelli rossi che sussurra qualcosa sulle Sœurs de la Brume. Le Sorelle della Nebbia. Che non si trovano: sono loro a trovare te.

Nel mezzo ci sono: una donna con le unghie rosse e un accento bastardo, un professore universitario al bistrot del Marais, galline filosofe in Bretagna, sidro di mele che "sa di nebbia e di tempo", e un ciondolo che sembra vibrare nei momenti sbagliati.

La Forêt de Paimpont. La tomba di Merlino. Un brivido reale.

La foresta di Brocéliande non è leggenda — esiste, e in questo romanzo si respira foglia per foglia. Il cartello sbiadito FORÊT DE PAIMPONT – ACCÈS PÉDESTRE, il silenzio quasi violento tra le querce, il momento in cui il corpo sente qualcosa che la testa non ha ancora capito. È qui che la ricerca genealogica smette di essere un pretesto e diventa qualcosa di più grande.

Mont Saint-Michel con le scarpe gialle.

Le Saucony Jazz giallo limone — "quelle che portava solo nelle giornate che dovevano andare bene per forza" — portano il protagonista all'ultima tappa. Con Sarah al fianco. Verso il mistero, verso le Suore di Cinta, verso la risposta più difficile: non chi erano i suoi antenati, ma chi è lui.

E poi: Colette. Con i tulipani in testa come un ombrello, in bici sotto la pioggia di Padova. L'arrivo inaspettato che manda all'aria tutto — e rimette tutto al suo posto.

"I tuoi baci sono frizzanti con retrogusto di Boh"

È un'avventura — ma senza eroi. È una storia d'amore — ma senza dichiarazioni. È un thriller genealogico — ma che ride di sé stesso. È un viaggio in Francia — con Lucio Battisti in auto e il timore di non trovare un buon caffè.

È, soprattutto, la storia di un uomo che parte cercando un cognome e torna avendo trovato qualcosa di molto più scomodo: sé stesso.

RECENSIONE

<<E se io non avessi fretta?>>

<<La fretta…è un lusso per chi non ha capito cosa sta cercando>>.

Una domenica, una cena in famiglia e lo zio Mario, con tre dita di cognac in corpo, che parla di una trisavola, una Merlin come la mamma del protagonista, che viveva a Parigi e diceva di discendere da un capitano di vascello bretone. Tutto vero, come dimostrato da una lettera chiusa con la ceralacca e un ciondolo con un simbolo costituito da una piuma intrecciata a un’ancora, e che lui dice di aver visto davvero.

Quando nella scatola delle cose dimenticate il protagonista trova proprio il ciondolo, la sua vita ordinata di commerciale viene stravolta, e decide di mettersi in viaggio per Parigi per chiarire il mistero che circonda la sua famiglia.

A Parigi, la libreria Les Mots Perdus lo accoglie con il suo odore di carta antica, di velluto impolverato e un vago sentore di lavanda. Qui la prozia Madeleine sembra aspettarlo per parlargli di un segreto sepolto tra le pieghe del tempo e nel mistero di un cognome, Merlin o Merlino?

E poi c’è la Bretagna, una protagonista poetica e misteriosa.

Saint-Malo lo accoglie con la sua “eleganza salmastra”, il sidro che “sa di nebbia e di tempo” le galline filosofe e la receptionist dai capelli rossi che sussurra delle Soeurs de la Brume, che non si cercano ma ti trovano loro. E noi, a quel punto, non possiamo far altro che seguire il protagonista e Sarah sulla loro Peugeot decapottabile e chiederci cosa cercano? Cosa trovano?

Non è un fantasy e nemmeno un saggio ma un romanzo di formazione contemporaneo scritto in modo brillante e per immagini. La scrittura di @stefanobettini è, infatti, molto evocativa e, attraverso, capitoli brevi e frequenti a capo, diventa un avvincente viaggio nella memoria, come a sottolineare che il passato influenza inevitabilmente il nostro presente. E per questo va tutelato e protetto.

Il protagonista è ironico, sempre con la battuta pronta, ma questo è il suo modo di reagire per non essere sopraffatto dalle emozioni.

<<Credo che alcuni luoghi abbiano bisogno di essere ricordati.

E alcune persone di essere ritrovate>>.

E’ un libro che attrae per il suo titolo particolare ma poi ti conquista per la sua ironia, la sua atmosfera e i paesaggi incredibili, come quei baci frizzanti con un retrogusto indefinibile che resta a lungo…

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