Oggi pubblico l'intervista a Stefano Bettini autore di I tuoi baci sono frizzanti con un retrogusto di boh, e spero che possa essere interessante anche per voi che la leggerete.
INTERVISTA
1) Innanzitutto, ti ringrazio per la disponibilità
a rispondere alle mie domande e per il meraviglioso viaggio che ho vissuto
grazie al tuo libro. La prima domanda che voglio farti è: come è nata
l’ispirazione per scrivere questa storia? C’è qualcosa di autobiografico?
L’idea è nata guardando mio zio Mario dopo
due dita di cognac. Lui esiste davvero e, insieme a mia mamma, fa Merlin di
cognome. Quindi qualcosa dalla realtà l’ho preso, a cominciare dal cognome.
La storia però non è autobiografica. Mi piace scrivere di uomini in crisi, uomini perfettamente imperfetti. Mi incuriosisce vedere come se la cavano quando la vita smette di seguire i loro programmi.
2) Il titolo del libro è davvero molto originale
e incuriosisce. Quel “boh” è da intendere come una resa o come una libertà? O
come una dichiarazione d’amore precaria?
Sicuramente una libertà. Quella di poter
dire «questo bacio mi piace» senza dover sapere già dove ci porterà. Ci sono
momenti in cui senti qualcosa, ma appena provi a definirlo ti mancano le
parole. E allora «boh» mi sembra una risposta onesta. Lascia spazio a quello
che deve ancora succedere.
Avevo già tutta la storia in testa, ma il
titolo mancava. È arrivato quando ho scritto la parola «fine». E mi ha fatto
rimettere mano ad alcune parti del libro: pensavo di aver finito, invece avevo
ancora da lavorare.
Ti faccio una confidenza: tutti i miei lettori di prova mi hanno sconsigliato di usarlo. Troppo lungo, mi dicevano, in editoria i titoli lunghi non si usano. Così ho deciso di lasciarlo.
3) La libreria Les Mots Perdus a Parigi, un nome evocativo direi. Cosa sono
le librerie per te?
Les Mots Perdus è un nome inventato. Le librerie, per me, sono un posto dove perdermi. Mi piace che quel nome significhi «le parole perdute»: entro per cercare qualcosa e poi magari mi fermo su un libro di cui, fino a un momento prima, ignoravo l’esistenza. Per uno che scrive, poi, c’è sempre la speranza che qualcuno, perdendosi tra gli scaffali, trovi anche te.
4) La Bretagna non è solo uno sfondo alla tua
storia, ma diventa personaggio che osserva e che accoglie. Hai un legame
particolare con questa Regione oppure non c’è un motivo particolare nella tua
scelta?
Ho scelto la Bretagna perché la sentivo molto vicina allo spirito del libro. Quel paesaggio mi sembrava adatto a una storia in cui i sentimenti non sono sempre facili da decifrare. Mentre scrivevo, ha cominciato a influenzare l’atmosfera e il modo in cui i personaggi si muovevano dentro la storia. Mi fa piacere che tu l’abbia sentita così presente.
5) Le Saucony Jazz giallo limone “che portava
solo nelle giornate che dovevano andare bene per forza”. Tutti ne abbiamo un
paio, anche se non sono scarpe. Tu hai un oggetto scaramantico per i giorni
importanti?
Ti svelo un segreto: le Saucony gialle
volevano essere un piccolo cameo del mio primo romanzo, Il Signore dalle Scarpe
Gialle. Nelle storie che scrivo cerco sempre di lasciare un richiamo alle
altre. Qui ce n’è anche un altro, legato a una storia che ho già scritto ma che
non è ancora uscita. Quello, per ora, lo tengo per me.
Non ho un vero e proprio oggetto scaramantico, però spesso ho in tasca dei sassi a forma di cuore che trovo durante le mie passeggiate.
6) Ho amato tutte le donne del libro: forti e
misteriose, un po' “streghe” nel senso magico della parola. Tu quale hai amato
di più? E quale hai avuto più difficoltà a delineare?
Posso dirti quella che mi ha divertito di
più: sicuramente Madame Colette. La signora bretone mi ha lasciato qualcosa di
strano nel cuore, una sensazione che faccio ancora fatica a spiegare.
Alle altre ho cercato di dare un’identità forte, molto marcata. Sono venute abbastanza naturalmente, mentre la storia prendeva forma. Forse quella che mi ha richiesto più lavoro è stata Madeleine, la zia nella libreria di Parigi.
7) Ho apprezzato molto il tuo stile di
scrittura: ironico ma mai cinico. L’ironia è per te, come per il protagonista,
una scelta di sopravvivenza?
Sono felice che tu abbia apprezzato il mio stile. Sì, l’ironia per me è davvero una scelta di sopravvivenza. Cerco di sdrammatizzare, soprattutto quando mi accorgo che sto prendendo troppo sul serio me stesso e le mie paure. Questo non significa vivere le cose con superficialità: a volte una battuta mi aiuta a parlarne, anche quando mi pesano.
8) Infine, cosa vorresti che rimanesse ai
lettori dopo aver chiuso il tuo libro?
Mi renderebbe felice sapere di essere
riuscito a far sorridere chi l’ha letto. E se, dopo aver chiuso il libro, a
qualcuno venisse voglia di leggere qualcos’altro di mio, sarei ancora più
contento. Vorrebbe dire che siamo stati bene insieme.
Grazie davvero per la disponibilità e complimenti per il tuo libro!

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