La veggente di Via Dè Toschi di Maria Luisa Minarelli pubblicato da Indomitus Publishing

TRAMA

Ottobre 1936. Bologna è in fermento per la visita del Duce e mentre le forze dell’ordine sono impegnate a gestire le misure di sicurezza per accogliere l’illustre visitatore, in città vengono rinvenuti i cadaveri di diverse donne uccise nelle loro case dopo aver subito violenza.
Il maresciallo Vittorio Righi e la sua squadra si trovano a fronteggiare il nervosismo delle autorità e un difficile lavoro di indagine.
Scavando nei palazzi del potere, nei quartieri popolari, nei teatri, nell’ospedale psichiatrico, fino ad assistere a una seduta spiritica in uno dei lussuosi appartamenti dell’aristocrazia, Vittorio non solo indaga ma osserva anche con occhio sempre più critico il regime e inizia a individuarne le prime crepe.
L’assassino tuttavia è sempre un passo avanti. Finché, in una Bologna festante e in delirio per il tanto atteso arrivo del Duce, Righi individua il bandolo della matassa. Il colpo di scena è però in agguato.



RECENSIONE

Ritorna il maresciallo Vittorio Righi, questa volta alle prese con una difficile indagine in una Bologna in fermento per la visita di Mussolini. Una serie di omicidi di donne di estrazione sociale diversa, infatti sconvolge la città mentre fervono i preparativi per accogliere il Duce. Le indagini si rivelano fin da subito molto difficili perché l’assassino non lascia nessuna traccia e, in apparenza, non c’è un movente comune.  Il maresciallo Righi conduce le indagini con determinazione e impegno, e si troverà anche ad assistere ad una seduta spiritica perché la moda del momento, tra l’aristocrazia bolognese, è proprio quella di avvalersi dei servizi di una medium in grado di parlare con i defunti.  Continua a rivelarsi prezioso l’aiuto del suo amico veneziano Jacopo del quale adesso scopriamo anche noi, insieme al Righi, alcuni misteri del suo passato.

Anche in questo secondo episodio dei #gialli storici ambientati a Bologna e scritti da Maria Luisa Minarelli, sono rimasta colpita dalla capacità dell’autrice di trasportare appieno il lettore in un’epoca passata. Ciò è frutto di un’attenta ricerca storica, eseguita avvalendosi di testimonianze scritte ma anche di foto e giornali d’epoca e dei Film Luce. Così, come dice l’autrice, da “ricreare un mondo e ambientarvi i personaggi di una storia che non è stata ma che avrebbe potuto essere”.

Maria Luisa Minarelli ci porta insieme a Jacopo ad assistere al discorso tenuto dal Duce in piazza Vittorio Emanuele a Bologna nell’Ottobre del 1936. Rimaniamo impressionati dal dispiegamento di forze per proteggerne la persona e dal magnifico allestimento della piazza. E, come Jacopo, percepiamo nel discorso di Mussolini un funesto presagio per l’imminente futuro. Oltre che le parole di un uomo che ormai non ha più niente da dire.

Lo stile è molto curato e scorrevole, i dialoghi mai banali, personaggi sono ben caratterizzati e la trama di fantasia si intreccia in modo impeccabile con gli eventi storici. E, ancora una volta, anima viva e pulsante del romanzo è Bologna con i suoi quartieri popolari, i suoi portici, i suoi misteri e i suoi grandiosi palazzi nobiliari. E, grazie alla bravura dell’autrice, questa misteriosa ed affascinante città prende vita davanti agli occhi del lettore.


 

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