Ci sono storie che non
svaniscono, anche quando il tempo sembra averle sepolte.
Sono memorie che riaffiorano come frammenti di luce, capaci di restituire un
volto e una voce a chi rischiava l’oblio.
In queste pagine il passato si fa emozione, l’eco di vite che hanno conosciuto
la perdita, la resistenza, l’amore, la speranza.
Realtà e immaginazione si fondono in pagine capaci di toccare il cuore, dove
ogni dettaglio ha un senso e ogni passo racconta una vita.
Martina Longhin ama dare voce alla nostra storia e a quelle vicende realmente
accadute che troppo spesso rischiano di essere dimenticate. La sua scrittura
nasce da una sensibilità particolare verso le ingiustizie e le prepotenze
subite dalla gente comune: uomini e donne che hanno affrontato dolore, violenza
e privazioni, ma anche trovato la forza di resistere e di rinascere.
Con questa nuova raccolta, continua il suo percorso narrativo: trasformare la
memoria in parole, dare dignità a chi è stato dimenticato, e regalare al
lettore storie che toccano il cuore e restano impresse a lungo.
Ogni volta che leggo un libro di Martina Longhin resto
colpita dalla sua sensibilità nell’affrontare argomenti che fanno riflettere e
che danno voce a chi, altrimenti, finirebbe nell’oblio.
Nove passi nella memoria si compone di nove racconti
ispirati a fatti realmente accaduti, che l’autrice ha voluto raccontare per
evitare che il sacrificio di uomini e donne comuni venisse dimenticato. In
questo modo, i fatti vengono affidati alla memoria collettiva e diventano pura
emozione.
I racconti sono ambientati in luoghi ed epoche diverse
ma hanno come filo conduttore la forza e la resilienza dell’essere umano, la
sua capacità di resistere e rinascere.
Così, “Madamato” riprende una pagina triste
della nostra storia, quella breve parentesi del colonialismo che ha provocato
tante sofferenze e ci parla di una legge ingiusta che, vietando le unioni tra
uomini italiani e donne africane, cancellò di fatto molte famiglie.
“Il codice di Primavera” ci
parla del sacrificio dei partigiani durante la Resistenza e consegna alla
nostra memoria il loro sacrificio e il loro coraggio.
Anche l’emigrazione italiana del secolo scorso trova
spazio tra le pagine, dove rivive la dura esistenza di chi lavorava nelle
miniere belghe e, poi, la tragedia di Marcinelle che segnò una svolta
drammatica.
Tra le pagine trova spazio un tema caro all’autrice,
quello della violenza sulle donne e “Prima che sia troppo tardi” ci
racconta la storia di Valentina che, come tante, troppe donne, è vittima della
violenza di colui che diceva di amarla. Questo racconto nasce dalle storie vere
raccolte dopo la pubblicazione di “Anna. L’inferno in una bottiglia” ed è
risultato vincitore del concorso letterario Fiori d’acciaio – Donne in parole
2024.
Ci sono anche racconti in cui Martina Longhin ci
affida i suoi ricordi personali, come la vicenda narrata in “Sotto il cielo
di lapislazzuli” scritta in memoria del padre di due amiche di famiglia. E,
soprattutto, l’ultimo racconto in cui ci confida la sua passione per la musica,
venuta prima della scrittura. Una passione mai dimenticata che continua a
vibrare anche se lo strumento viene riposto.
Lo stile è diretto e avvolgente, le pagine scorrono in
maniera fluida e non si può non rimanere colpiti dalla capacità dell'autrice di raccontare sempre storie che emozionano e restano nel
cuore.

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