Lo straniero di Matteo Lorenzi


TRAMA

In un paese di montagna dimenticato dal tempo, l’arrivo di uno straniero incrina un equilibrio antico.
Malo, giovane uomo di città, porta con sé il linguaggio e i bagliori del progresso, ma quella valle lo costringe a confrontarsi con un passato che non vuole scomparire.

Tra silenzi, segreti e destini intrecciati, Lo straniero racconta lo scontro tra chi costruisce e chi resiste, tra la memoria che chiede di essere ascoltata e il futuro che pretende di avanzare. Un romanzo sul senso di appartenenza, su come i luoghi possono entrare dentro l'anima e su ciò che resta quando ogni certezza si sgretola.

Un racconto che, tra colpi di scena e rivelazioni inattese, ci ricorda che il passato, in un modo o nell’altro, torna sempre, in un ciclo costante e infinito. E che lo “straniero” potrebbe essere chiunque...

RECENSIONE

Recensione per il social tour organizzato da @flaviasdiary2.0 che ringrazio per l’opportunità.

<<Il vento mi graffiò il viso e per n istante credetti di sentire il respiro della valle, un richiamo antico che non i apparteneva. Ma lo scacciai.

In fondo nulla di questo luogo mi apparteneva. Non ancora. L’obiettivo di quel viaggio era ben chiaro. Tutto il resto poteva tranquillamente marcire sotto quel maledetto manto bianco>>.

Malo è nato e cresciuto in città. E’ abituato alla vita frenetica cittadina, a bere il caffè in pedi al bar e ad essere sommerso dai rumori del traffico. Un evento, però, sconvolge la vita del giovane: la chiamata a svolgere il servizio civile a Quattrocase, un paesino di montagna sperduto e isolato. 

L’arrivo di Malo è accolto con diffidenza poiché il ragazzo viene percepito come lo Straniero che arriva a sconvolgere gli equilibri del piccolo paese. Equilibri fatti di silenzi, di memoria e di ricordi. Però, mentre gli anziani vivono arroccati nei ricordi, c’è da parte dei giovani un desiderio serpeggiante di fuggire verso la metropoli e di godere di tutte le sue opportunità.

Questa contrapposizione è ben rappresentata da Smilzo, un giovane che è affascinato da Malo per tutto ciò che la sua figura rappresenta, ma si sente anche in competizione con lui come se la sua presenza potesse rubargli l’attenzione.

Smilzo aveva trovato il varco tra sé e il mondo. Lo straniero lo affascinava, ne subiva il carisma ma per un orgoglio antico non poteva lasciar trasparire troppo entusiasmo di fronte ai racconti della vita di città>>.

Poi c’è qualcuno che sembra seguire Malo nell’ombra…

E c’è un taccuino che Malo ritrova nella stanza in cui alloggia. Il taccuino racconta di un passato non ancora del tutto sopito. E di una grande sofferenza. Un altro tema ricorrente nel romanzo, è infatti, quello del passato che plasma le persone e che ritorna sempre nelle loro vite.

E il paesaggio non è solo sfondo alla storia ma diventa esso stesso personaggio, vive di vita propria, entra nell’anima e la condiziona. Così, come fa con Malo e, prima di lui, aveva fatto con il Grande Vecchio…

La lettura è molto introspettiva, infatti i personaggi sono descritti non in base alle loro caratteristiche fisiche, ma soprattutto in base ai loro pensieri e ai loro stati d’animo. E ciò si riflette nello stile, che è attento e quasi poetico quando si sofferma sugli stati d’animo dei personaggi oppure quando descrive i luoghi.

Infine, non ci sono colpi di scena ma c’è una tensione che serpeggia lungo tutto il romanzo, come se si stia per arrivare alla resa dei conti.

 

 


 

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