Un atroce delitto porterà il delegato Beretta nel cuore delle tenebre,
dove la verità è più oscura delle montagne che la circondano
Sembra essere una giornata tranquilla a Lugano quando, in una lussuosa
residenza di via Bossi, viene scoperto un cadavere quasi decapitato con una
scure a fianco, una scena che sembra uscita direttamente dalle pagine
tormentate di Dostoevskij. Il delegato Ezechiele Beretta, poliziotto che ben
conosce Delitto e castigo, si
trova di fronte a un caso che rispecchia il dramma di Raskol'nikov, ma questa
volta il movente potrebbe essere una distorta giustizia personale.
La vittima è un uomo avvolto nel mistero, arrivato da poco nello stabile,
tant’è che l’interrogatorio degli inquilini offre poche informazioni e lascia
il Beretta e il suo fedele appuntato Tranquillo Bernasconi con una manciata di
indizi criptici. Le loro indagini li portano a percorrere la storica e
pericolosa strada della Tremola, dove un incidente stradale forse nasconde più
di quanto non sembri. Qui, tra le montagne del San Gottardo e il vicino Canton
Nidvaldo, scoprono che la vittima aveva un ambizioso progetto da realizzare sul
lungolago di Lugano e che potrebbe avergli procurato nemici letali.
Ma quando il Beretta e il Bernasconi tentano di scavare nel passato della
vittima, si scontrano contro un muro: l'uomo sembra non essere mai esistito.
Con un intreccio che si infittisce come la nebbia sopra il lago e che sembra
volerli bloccare in un vicolo cieco dopo l’altro, i due poliziotti si
troveranno a dover dipanare una matassa di inganni, ambizioni e vendette
inaspettati. E ogni passo verso la verità li immergerà sempre più in un passato
mai davvero morto, dove la giustizia ha il sapore amaro della rivalsa.
Lugano, inizio anni Quaranta.
Il delegato di polizia Ezechiele Beretta e l’appuntato
Tranquillo Bernasconi si trovano di fronte ad un omicidio particolarmente
efferato, compiuto in un lussuoso condominio di Via Bossi. Il Beretta si
raffigura subito nella mente l’analogia con il dramma raccontato da Dostojevsky
nel suo Delitto e Castigo.
<<Dì un po' Beretta, come fai a
ricordare quei nomi russi?>>
<<Sono gli unici che ho ancora in
mente. Fatto sta che il giudice istruttore comprende il logorio psicologico
dello studente, e attraverso abili diversioni e colloqui contraddittori, lo
induce a confessare>>.
Il caso si presenta subito molto complesso,
soprattutto perché della vittima non sembra esserci traccia da nessuna parte.
Nemmeno gli inquilini dello stabile, interrogati dai due gendarmi, sono in
grado di fornire informazioni utili. Ma, dai racconti della portinaia, cui non
sembra sfuggire proprio nulla, il Beretta e il Bernasconi trovano un
collegamento con un grave incidente avvenuto alcuni mesi prima del delitto.
Ed eccoli, dunque, di buon mattino a percorrere la
pericolosa via della Tremola verso il San Gottardo, convinti che il grave
incidente, costato la vita a due persone, nasconda in realtà un omicidio.
E proprio quando sono convinti di aver individuato il
colpevole, grazie a Sterlina scoprono una nuova pista che li porterà indietro
nel tempo. Ad un passato fatto di sacrifici e povertà, ad un omicidio risalente
all’inizio del secolo e ad un rancore mai sopito.
In questo nuovo capitolo delle indagini del delegato
di polizia Ezechiele Beretta, troviamo la scrittura fluida e coinvolgente di Dario Galimberti che, con pochi tratti, delinea la Lugano in espansione degli
anni Quaranta e un mondo coinvolto in una guerra i cui echi si sentono anche
nella neutrale Svizzera.
Ritroviamo un Beretta malinconico, consapevole del
tempo che passa e sempre più scoraggiato di fronte alla follia e alla
illogicità umana.
<<Si chiese se fosse un momento di
scoramento dovuto al delitto in Via Bossi o un’irreversibile fase della
vita>>.
Nonostante questi pensieri, la mente del delegato è
sempre attiva, sempre alla ricerca di collegamenti, pronta a fare deduzioni e a
cogliere i nessi. Le indagini del Beretta sono appassionanti proprio perché si
basano sulla raccolta paziente di indizi, sulla formulazione di ipotesi a cui
trovare conferme, sull’attento interrogatorio dei testimoni. In questo caso, però,
fanno la loro comparsa le nuove tecniche d’indagine basate sulla raccolta delle
impronte digitali. E, mentre il Bernasconi è scettico sulla loro utilità, il
Beretta ne coglie tutte le potenzialità.
Da Lugano ai caratteristici luoghi circostanti, tra
ville e casolari, tra boschi e campi coltivati, Dario Galimberti muove le fila
di un’indagine che Ezechiele Beretta dipana con acume e competenza. Questa
volta, il caso che il delegato si trova ad affrontare pone ancor di più
l’accento sulla parte oscura dell’animo umano, quella parte che porta ad
uccidere per un distorto senso di giustizia che diventa, poi, desiderio di
rivalsa.

Commenti
Posta un commento