TRAMA
Un
omicidio. Un segreto. Un amore travolgente, non previsto.
Andrea Lorusso, padre e
marito impeccabile, ha sempre avuto tutto sotto controllo: una carriera in
ascesa, una famiglia perfetta, una reputazione invidiabile. Ma quando accetta
di difendere Mattia, un giovane accusato di omicidio, il confine tra verità
e menzogna inizia a sfumare.
Arriva Manuele — schivo, silenzioso, sfuggente, apparentemente non
legato al processo - capace con un solo sguardo di incrinare ogni
certezza. Non parla, ma ciò che tace sembra dire molto più di qualunque
parola.
Con lui, Andrea scopre un mondo interiore che aveva sempre evitato di guardare:
fatto di desideri repressi, domande taciute e una parte di sé che reclama
finalmente di essere ascoltata.
Con il
giallo che fa da sfondo, sul filo sottile tra colpa e redenzione, Il ragazzo che non aveva le
parole è un romanzo introspettivo
potente, che intreccia mistero, desiderio e identità.
Una storia intima che parla di scoperta di sé, del
coraggio di amare e di non lasciarsi definire da nessuna etichetta.
RECENSIONE
Andrea è un giovane avvocato penalista con una
carriera in ascesa, è un marito innamorato e un padre orgoglioso. Poi arriva un
caso complesso: il giovane Mattia Arrighi è accusato di un brutale omicidio. Le
prove contro di lui sono schiaccianti ma Andrea è sicuro della sua innocenza.
Inoltre, il caso ha anche impatto mediatico perché riconducibile a omofobia.
<<E, poi, adesso mi capita questo
fascicolo. Un altro caso mediaticamente esposto, con il ri schio di fare una
brutta figura ma, di nuovo, anche con la possibilità di farne una
buona>>.
Un giorno, proprio al termine di un’udienza in
tribunale, Andrea incontra Manuele e lo salva dall’assalto di alcuni teppisti.
Manuele non parla a causa di un trauma ma ha tanto da dire con i suoi occhi
espressivi e il suo modo di essere. E subito i suoi silenzi riempiono come un
boato la vita di Andrea.
E, mentre cerca la verità processuale, il giovane
avvocato si trova costretto a risolvere un giallo interiore. E, così il confine
tra verità e menzogna non è solo del processo ma è anche il suo, della sua vita
e di ciò che vuole essere veramente.
Il suo volto sembra diverso dall’ultima
volta. Appare rilassato e i suoi lineamenti sembrano essersi addolciti,
perdendo gli spigoli rigidi che appesantivano la sua espressione quel giorno,
in quell’angolo, evidentemente assediato da ansia e paura. Ma quegli occhi lo
renderebbero riconoscibile da chilometri da distanza>>:
E’ un romanzo introspettivo in cui il giallo è uno
sfondo, non lo scopo. Il caso da risolvere diventa l’occasione per Andrea di
indagare sui suoi sentimenti e sul coraggio di strappare le etichette che ci
definiscono agli occhi degli altri. “Marito esemplare”, “avvocato di successo”
non sono altro che etichette che non dicono cosa una persona è veramente.
Man mano che Andrea mette in ordine i tasselli
scomposti del caso, dentro di lui scoppia un terremoto di emozioni nuove, dubbi
e paure. Perché Manuele non ha bisogno di parlare per incrinare le certezze di
Andrea, gli basta esistere.
Lo stile dell’autore è essenziale e asciutto, senza
fronzoli. Non ci sono colpi di scena che si rincorrono perché l’obiettivo
dell’autore non è quello di farti arrivare alla fine per conoscere il
colpevole, ma quello di farti conoscere chi è veramente Andrea e il suo tumulto
interiore. Il processo a Mattia resta quasi fuori campo perché il vero processo
è interiore, nell’anima.
Ma avrà Andrea il coraggio di scoprirsi davvero?
Il ragazzo che non aveva le parole mi ha fato
riflettere su quanto parole come omofobia sarebbero vuote e senza senso se ci
fosse rispetto tra le persone, indipendentemente dal loro orientamento
sessuale. La storia mi ha tenuta incollata alle pagine sperando nel lieto fine
per i protagonisti, a cui mi ero ormai affezionata.
E, poi, arriva la conclusione…
E mi è rimasto un senso di sospensione come se
l’autore, come Andrea, avesse timore di dire la parola decisiva.
Lo avete letto?
Potrebbe piacervi?

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