Il ragazzo che non aveva le parole di Michelangelo De Angelis

TRAMA

Un omicidio. Un segreto. Un amore travolgente, non previsto.

Andrea Lorusso, padre e marito impeccabile, ha sempre avuto tutto sotto controllo: una carriera in ascesa, una famiglia perfetta, una reputazione invidiabile. Ma quando accetta di difendere Mattia, un giovane accusato di omicidio, il confine tra verità e menzogna inizia a sfumare.

Arriva Manuele — schivo, silenzioso, sfuggente, apparentemente non legato al processo - capace con un solo sguardo di incrinare ogni certezza. Non parla, ma ciò che tace sembra dire molto più di qualunque parola.
Con lui, Andrea scopre un mondo interiore che aveva sempre evitato di guardare: fatto di desideri repressi, domande taciute e
una parte di sé che reclama finalmente di essere ascoltata.

Con il giallo che fa da sfondo, sul filo sottile tra colpa e redenzione, Il ragazzo che non aveva le parole è un romanzo introspettivo potente, che intreccia mistero, desiderio e identità. Una storia intima che parla di scoperta di sé, del coraggio di amare e di non lasciarsi definire da nessuna etichetta.

RECENSIONE

Andrea è un giovane avvocato penalista con una carriera in ascesa, è un marito innamorato e un padre orgoglioso. Poi arriva un caso complesso: il giovane Mattia Arrighi è accusato di un brutale omicidio. Le prove contro di lui sono schiaccianti ma Andrea è sicuro della sua innocenza. Inoltre, il caso ha anche impatto mediatico perché riconducibile a omofobia.

<<E, poi, adesso mi capita questo fascicolo. Un altro caso mediaticamente esposto, con il ri schio di fare una brutta figura ma, di nuovo, anche con la possibilità di farne una buona>>.

Un giorno, proprio al termine di un’udienza in tribunale, Andrea incontra Manuele e lo salva dall’assalto di alcuni teppisti. Manuele non parla a causa di un trauma ma ha tanto da dire con i suoi occhi espressivi e il suo modo di essere. E subito i suoi silenzi riempiono come un boato la vita di Andrea.

E, mentre cerca la verità processuale, il giovane avvocato si trova costretto a risolvere un giallo interiore. E, così il confine tra verità e menzogna non è solo del processo ma è anche il suo, della sua vita e di ciò che vuole essere veramente.

Il suo volto sembra diverso dall’ultima volta. Appare rilassato e i suoi lineamenti sembrano essersi addolciti, perdendo gli spigoli rigidi che appesantivano la sua espressione quel giorno, in quell’angolo, evidentemente assediato da ansia e paura. Ma quegli occhi lo renderebbero riconoscibile da chilometri da distanza>>:

E’ un romanzo introspettivo in cui il giallo è uno sfondo, non lo scopo. Il caso da risolvere diventa l’occasione per Andrea di indagare sui suoi sentimenti e sul coraggio di strappare le etichette che ci definiscono agli occhi degli altri. “Marito esemplare”, “avvocato di successo” non sono altro che etichette che non dicono cosa una persona è veramente.

Man mano che Andrea mette in ordine i tasselli scomposti del caso, dentro di lui scoppia un terremoto di emozioni nuove, dubbi e paure. Perché Manuele non ha bisogno di parlare per incrinare le certezze di Andrea, gli basta esistere.

Lo stile dell’autore è essenziale e asciutto, senza fronzoli. Non ci sono colpi di scena che si rincorrono perché l’obiettivo dell’autore non è quello di farti arrivare alla fine per conoscere il colpevole, ma quello di farti conoscere chi è veramente Andrea e il suo tumulto interiore. Il processo a Mattia resta quasi fuori campo perché il vero processo è interiore, nell’anima.

Ma avrà Andrea il coraggio di scoprirsi davvero?

Il ragazzo che non aveva le parole mi ha fato riflettere su quanto parole come omofobia sarebbero vuote e senza senso se ci fosse rispetto tra le persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. La storia mi ha tenuta incollata alle pagine sperando nel lieto fine per i protagonisti, a cui mi ero ormai affezionata.

E, poi, arriva la conclusione…

E mi è rimasto un senso di sospensione come se l’autore, come Andrea, avesse timore di dire la parola decisiva.

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