L'ispettore Cammarata - Memorie di uno Spettro di Marco Gallo Pathos Edizioni

TRAMA

Eugenio Cammarata è un uomo tutto d'un pezzo. Geniale, testardo, imprevedibile, capace di notare ciò che altri ignorano, seguire piste impossibili e ragionare fuori da ogni schema. Il miglior ispettore di polizia che la fervida Milano degli anni '50 e '60 abbia mai conosciuto. Siciliano nel cuore e nello spirito, è la spina nel fianco non solo dei gruppi mafiosi locali, la Ligéra, ma anche delle più importanti e pericolose famiglie criminali dell'intera penisola. 

Mario Furnò, il medico che aveva già raccontato la storia dell’ex ligerino Gaetano Mennella, divenuto suo grande amico, parecchi anni dopo entra in possesso del diario dell'ispettore scoprendo tutta un'altra storia… Da “Quel posto vuoto accanto a me”, questo secondo capitolo descrive una delle indagini più impegnative di Eugenio Cammarata in cui l'intuito diventa un'arma, l'ironia una copertura e la verità l'ultimo colpo di scena. Postfazione di Sergio Nazzaro.

RECENSIONE

<<L’Ispettore Eugenio Cammarata, uomo temutissimo dalla criminalità italiana che operò agli inizi degli anni Cinquanta ai primi anni Ottanta, iniziò ad abbozzare le sue memorie proprio nel periodo di degenza in ospedale. Qualche foglio bianco e una penna presa in prestito dall’infermiere lo spinsero a liberarsi in parte di un peso che portava dentro da tempo>>.

L’ispettore Eugenio Cammarata rivive attraverso le pagine del suo diario misteriosamente recuperato da Mario Furnò, il medico radiologo che ha incrociato l’indomito Ispettore attraverso il suo amico, Gaetano Mennella.

Mario Furnò era stato, infatti, la voce narrante del primo capitolo “Quel posto vuoto accanto a me” in cui aveva raccontato la storia dell’ex ligerino Gaetano Mennella, diventato poi suo grande amico. Mario pensava che il racconto fosse finito lì, invece una donna misteriosa gli consegna il diario di Eugenio Cammarata con il compito di riannodare le fila dell’unica complessa indagine che aveva dato del filo da torcere all’Ispettore Cammarata.

L’autore ci regala un giallo appassionante ambientato in una cornice d’eccezione: Milano degli anni Cinquanta e Sessanta, la città del boom economico, quella in cui le fabbriche non si fermano mai e quella in cui la Ligèra, la vecchia mala milanese, sta per essere soppiantata dalle famiglie malavitose meridionali.

L’espediente del diario è, secondo me, una trovata narrativa molto ingegnosa perché ci permette di seguire le indagini dalla voce stessa di Cammarata. Ricoverato in ospedale dopo un grave attentato alla sua vita la scrittura diventa, infatti, per l’Ispettore il mezzo per mantenere la lucidità di fronte ad eventi che lo sconvolsero e misero quasi in dubbio le sue certezze.

<<Scrivo per restare calmo, per ricercare la lucidità di cui ho bisogno>> così esordiva nelle prime pagine.

 Il racconto di Mario Furnò ci restituisce un Cammarata testardo, ironico e determinato ma anche profondamente umano e provato quando diventa infiltrato in un clan mafioso. E, anche, quando deve scegliere tra il dovere e l’amore per Gelsa Di Mauro. La scrittura diventa per Cammarata un modo per superare le terribili esperienze che sta vivendo e, a tratti, il diario si trasforma in una vera e propria confessione dei suoi tormenti e delle sue debolezze.

Eugenio Cammarata, di origini siciliane trapiantato a Milano, è un uomo geniale e imprevedibile, il miglior investigatore del tempo, e tenace avversario della malavita. Il diario ci restituisce, però, l’uomo dietro la corazza: i dubbi, la sofferenza dopo l’attentato che lo aveva costretto in ospedale per diversi mesi e l’amore per Gelsa Di Mauro che lo travolge nel bel mezzo di un’importante operazione sotto copertura.

Ed ecco che la scrittura trema, si interrompe o procede speditamente a seconda dello stato d’animo di Eugenio. Le parole e i pensieri si inseguono e Mario, aiutato dall’acume della moglie Annie, cerca di mettere insieme i pezzi di un mosaico in cui egli stesso sembra essere coinvolto direttamente.

La narrazione intreccia passato e presente con grande maestria da parte dell’autore che adegua  anche lo stile all’epoca della narrazione. E’ un giallo storico avvincente che diventa anche occasione per riflettere su alcuni complessi e interessanti temi. Come la situazione in cui si trova un poliziotto infiltrato: costretto in una doppia vita tra la fedeltà al dovere e la fedeltà ai nuovi padroni di cui deve conquistare la fiducia.

 Si può davvero uscirne indenni?

La storia narrata diventa anche occasione per riflettere sulla condizione della donna all’epoca dei fatti, costretta il più delle volte in una condizione di inferiorità. E per riflettere sulla fragilità di chi, per dovere, non può mostrarsi debole.

Come scrive Sergio Nazzaro nella postfazione “Cammarata sa di classico dalle prime pagine” e anche io sono d’accordo perché un classico ha sempre qualcosa da trasmettere, ad ogni lettore e in ogni epoca, proprio come l'ispettore Cammarata.

 

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