Oggi è un piacere condividere l'intervista che ho fatto a Elena Varesi, autrice di Sotto la superficie.
Elena è stata gentile e disponibile e ha soddisfatto alcune mie curiosità scaturite durante la lettura del libro. Spero possa essere anche di vostro gradimento.
1. 1. Ringrazio Elena Varesi per aver accettato di rispondere alle mie domande. Innanzitutto, vorrei farle i complimenti per questo giallo che mi è piaciuto molto, dall’ambientazione ai personaggi, senza dimenticare la qualità della prosa. Vorrei partire proprio dalla protagonista: Valentina Rossi è un vicequestore integerrima e determinata. C’è qualcosa di autobiografico nel suo carattere?
Grazie a te per aver apprezzato
“Sotto la superficie”. Sì, come penso faccia ogni autore emergente, anch’io ho
messo molto del mio carattere nella protagonista… alla fine, quando si inizia
una nuova avventura si cerca di farlo con le persone che si conoscono meglio.
Nel mio caso ho messo me stessa e il mio cane, Lamù, ad accompagnarmi
nell’indagine.
2. 2. L’idea di ambientare un omicidio negli scavi sotto il Duomo di Milano l’ho trovata molto originale. E’ nata da lì la storia, oppure prima ha creato Valentina e poi le ha affidato questo caso?
L’ambientazione è stata l’origine di
tutto. Invito chiunque non abbia mai visitato l’area archeologica sotto al
Duomo di Milano a farlo. È molto suggestiva e quando l’ho visitata, ancora
prima di iniziare il mio viaggio come scrittrice, ho subito pensato: “wow”! La
cosa che mi intrigava era il fatto che il lettore, oltre a scoprire il
colpevole, dovesse anche capire da dove fosse scappato.
3. 3. Ritornando all’ambientazione, e quindi ai sotterranei e alle terrazze del Duomo, vorrei chiederle quanto secondo lei contano i luoghi di un romanzo e quanta ricerca è stata necessaria per descriverli al meglio?
I luoghi contano molto. Quando
illustro la partenza dell’indagine ai nuovi lettori, ad esempio nei firmacopie
in libreria, vedo la curiosità nei loro occhi. Per rendere al meglio la
narrazione ho studiato la storia di questa affascinante cattedrale e ho fatto
svariati sopralluoghi, prima, durante e dopo aver concluso il romanzo. Mi piace
immaginare i miei personaggi all’opera tra le terrazze e i sotterranei di uno
dei monumenti più famosi d’Italia.
4. 4. Trattandosi di un giallo, dalle pagine traspare la tensione per il crimine e l’urgenza di assicurare i colpevoli alla giustizia, ma c’è anche la presenza di Lamù al fianco di Valentina che sdrammatizza le situazioni. E’ stato difficile tenere insieme giallo e leggerezza, senza che uno di questi aspetti prevalesse sull’altro?
In parte sì e devo dire che in questo
il mio editore è stato un grande sostegno. Io nella vita sono un medico
veterinario e non nego che la parte del cane in certi punti ha rischiato di
avere la meglio. Grazie alla revisione di Entheos edizioni sono riuscita a
trovare un giusto equilibrio e avvicinare anche chi non è strettamente
appassionato di gialli alle vicende del mio vicequestore amante dei cani.
5. 5. Tutti i personaggi hanno una loro caratterizzazione ben precisa. Quale di loro le ha creato più difficoltà nella sua costruzione?
Il cane, senza dubbio. Volevo che
fosse una presenza importante e che avesse un suo significato preciso nel
libro. Non si tratta di un cane poliziotto ma nemmeno di un “abbellimento” come
Lupa di Rocco Schiavone (non me ne vogliano i fan del grande Manzini). Insomma,
se il cane c’era, doveva avere il suo perché. Sapete, non è facile rendere
efficace Watson quando invece di parlare può solo abbaiare!
6. So che ha già pronto il seguito. Farà indagare Valentina in un altro “luogo simbolo” di Milano? E Lamù sarà sempre al suo fianco?
Valentina non andrebbe da nessuna parte senza Lamù che, non posso dirvi perché, avrà un suo peso particolare nella nuova indagine. Questa volta la scena del crimine sarà disseminata per Milano perché il vicequestore Rossi sarà alle prese con un assassino seriale… ops, ho già detto troppo!
Grazie e a presto!

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